Valfurva All You Can Ski

Ogni mattina abbiamo la fortuna di poter guardare fuori dalla finestra e vedere quella punta così lontana e al tempo stesso così vicina. Si nasconde un pò dietro la lunga cresta del Sobretta. Sembra quasi vergognarsi. Un pò si mostra, un pò no. Se ne sta lì, tra i boschi del Dosso Tresero e l’imbocco in Valle dell’Alpe. Sarà perchè non vede mai il sole, sarà perchè intorno ha vette forse più blasonate (per “fama” e/o altezza), ma Cima di Gavia sembra che cerchi di rimanere un pò anonima. Senza riuscirci.

Due anni fa, quando ci siamo trasferiti qui, è stata una delle prime vette che abbiamo voluto salire. Eravamo sempre io e Luca (il “Paki”). Il meteo era pessimo: nuvole basse, vento patagonico, temperature polari. Decidiamo di salire direttamente dal versante Nord per vedere le condizioni del pendio. Morale della favola: ritirata con la coda fra le gambe per evidenti condizioni climatiche avverse.

Da allora non ci siamo più saliti. Da nessuno dei suoi versanti. Abbiamo sciato il bel canale Nord dell’Anticima di Cima di Gavia e l’assolato versante Sud salito dalla Valle del Gavia senza arrivare in cima. Non è stata una cosa decisa a tavolino. Semplicemente lei è rimasta là, e noi abbiamo continuato a guardarla dalle vette intorno a lei, o dalla finestra di casa.

Quest’anno Dicembre ci ha regalato soddisfazioni dal punto di vista delle precipitazioni nevose e, soprattutto, del vento, o meglio, della sua assenza. Dopo aver tastato qualche pendio a Nord (tutto il versante ombroso del Sobretta con i suoi innumerevoli pendii e canali è un parco giochi di cui difficilmente ci si stanca) ed aver goduto per la qualità della neve su questa esposizione, decidiamo di provarci di nuovo, questa volta salendo da un altro versante, sapendo che la Nord, a meno di imprevisti, dovrebbe essere in ottime condizioni.

Certo, portarsi picca e ramponi per un’uscita invernale implica più peso, ma va bene lo stesso. Sappiamo, o almeno speriamo, che ne varrà la pena.

Siamo a Plaghera abbastanza presto. Fa strano vedere tutto fermo in questo periodo solitamente pieno di gente, ma di questi tempi, purtroppo, questa è la normalità. La temperatura è bassa ma non c’è vento. Stringiamo i denti e cominciamo a salire sulla strada del Passo Gavia.

La SP29 sale dolcemente ed è assolata. In estate è piena di ciclisti, motociclisti, e macchine. Oggi, come per molti mesi, è silenziosa, vuota, bianca. Senza eccessiva fretta (un pò perchè non dobbiamo aspettare che la neve smolli, un pò perchè come al solito non usiamo attrezzatura “fast&light” per le nostre uscite) copriamo i primi km che ci portano in Valle dell’Alpe. Qui salutiamo il sole e abbracciamo l’ombra.

Entriamo nella piccola valletta del versante Nord-Ovest della nostra meta e zigzaghiamo fino a quello che da lontano ci è sembrato essere l’unico punto privo di cornici per accedere alla cresta che ci porterà in vetta. La neve è tanta qui e sappiamo già, prima di togliere gli sci, che sarà faticoso salire queste ultime decine di metri a forza di calci. Non ci sono alternative e ci mettiamo l’anima in pace. Paki comincia a battere traccia, un pò sul morbido, un pò sul duro. E’ un lento e faticoso lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo. Il manto è morbido e spesso sprofondiamo. La salita è lenta. Il morale però non si abbassa, anzi, il pensiero della discesa su neve del genere fa da propulsore.

Sbuchiamo in cresta e si apre un mondo di vette innevate a perdita d’occhio. Il cielo è velato ma la visibilità è ottima. Intorno a noi c’è tutto, fin dove l’occhio arriva.

La Cima è un omino fatto di rocce. Non ci sono croci, nè libri di vetta. Da una parte i pendii assolati che dolcemente arrivano fino alla Valle del Gavia, dall’altra le cornici che si affacciano sul versante Nord, segno dei venti che in cima hanno soffiato senza tregua da Sud dall’inizio di questo inverno.

Non fa più freddo quassù. Complice il sole, la contentezza, la fatica. Poco importa, respiriamo questi lunghi minuti con l’acquolina in bocca per quello che ci aspetta.

Per entrare nel pendio a Nord bisogna contare molto sulle proprie gambe e sulle lamine degli sci. Un piccolo scivolo dove si deve assolutamente evitare di cadere ci apre le porte alla parete.

Guardo in basso e immagino me stesso in finestra a guardare quassù. Vedo due piccoli puntini neri in questo mare bianco. Un pò nascosti, un pò no. Vedo noi due tentennare, a scendere con gambe leggere queste prime decine di metri un pò ventate con consistenze della neve variabili di metro in metro. Poi uno dei due puntini inizia a prendere una velocità costante. Vedo delle traiettorie che conosco bene. I due puntini diventano due linee. Veloci, sinuose, continue.

La neve è incredibile. Anzichè parlare gridiamo di gioia. Vorremmo non finisse mai. Scompariamo dalla vista della finestra.

Eva ci starà guardando? Starà alla finestra in questo momento? Probabilmente si. So che la prossima volta anche lei sarà un puntino quassù.

Edoardo